Le Streghe di Borgone di R.Baiardi

 

Era una notte di quelle in cui non ci si dovrebbe muovere dal camino di casa, un vento gelido spazzava la neve caduta nel pomeriggio, ammuchiandola sul ciglio della strada a ridosso del monte.  Pensava ad un fuoco scoppiettante il povero dott. Patonio, scendendo la valle Anzasca a passo spedito, e con quel pensiero cercava di scaldarsi.

Era una vita dura esercitare in quelle zone impervie la professione medica, ma era sodisfatto di come era trascorsa quella sera: era dovuto salire fino a Pestarena dove la moglie di un minatore stava per partorire. Arrivato, la faccia tesa della balia che lo accolse visibilmente sollevata, gli lasciò presagire che qualcosa non andava. Il bimbo non si era girato, bisognava fare presto. Gentilmente ma con fermezza convinse il marito ad attendere fuori, chiuse la porta dietro di lui. Furono tre ore interminabili, trascorse le quali un vagito zampillò da quella stanza, come una fresca sorgente pronta a dissetare il viandante che giunge, finalmente alla sua meta. L'uomo in attesa si catapultò dentro dove lo accolsero con larghi sorrisi, era un maschio. 

E così tornando a valle, il medico si trovò a pensare come la vita e la morte giungano incuranti dell'inverno, delle strade gelate quasi impraticabili, della notte senza luna che egli era costretto ad attraversare solitario. Un rumore sordo lo fermò sembravano passi, regolari e pesanti che avanzavano verso di lui e presto lo avrebbero raggiunto. Nella sua mente scettica presto si insinuò un dubbio sottile e gelido come il vento che lo assediava da ogni fessura del pesante mantello. Ma chi può essere a quest'ora e con questo tempo? Con un balzo rapido, si levò dalla strada e attese acquattato dietro ad un cespuglio. Nell'oscurità il silenzio giganteggiava, improvvisamente sentì tutt'intorno innumerevoli presenze come se ogni ramo e ogni arbusto avesse preso vita. Strinse forte a se' la borsa pesante, mentalmente ne elenco' il suo contenuto e valutò se qualcosa potesse servigli a sua difesa, tropo tardi. Ecco i passi s'avvicinano, e dall'oscurità emerge una figura. Il terrore che lo aveva invaso non gli impedì di riconoscere nell'inseguitore l'arrotino di Piedimulera, e tirando un sospiro  di solievo sbucò fuori dal suo nascondiglio con un eila!. Al poveretto per poco non venne un'accidente: ma signor dottore siete matto a saltar fuori in codesta maniera, io patisco tutto questo per venirvi a cercare e voi tentate di farmi morire di paura!  Detto ciò estrasse una fiaschetta e la porse al nostro dottor Patonio, un pò per scaldarsi e un pò per riprendersi dallo spavento, un sorso e poi l'altro la grappa era quasi terminata.

Ad onor del vero dobbiamo ammettere che erano un poco brilli, quando udirono l'orologio di Borgone battere la mezzanotte. La via in discesa li guidò rapidamente verso le prime case, e dinnanzi a loro ecco stagliarsi il campanile, di nuovo uno strano rumore ruppe la notte silenziosa. I due si guardarono con aria interogativa: cos'era quel cigolio? Stringendosi l'uno all'altro proseguirono. Dietro alla chiesa vi era un ampio prato al centro del quale un masso era precipitato chissa quando e chissa come, bè era proprio da quel masso che veniva il rumore.

I due avanzarono con timore, perchè la strada li costringeva in quel punto, e non vi era modo di passare altrimenti. Fu lì che divennero spettatori di una scena che mai più avrebbero scordato!

Vi era nello spiazzo quattro donne, i loro profili contrastavano con la neve fresca caduta quel giorno. Una se ne stava sul masso intenta alla filera, e filava! filava un filo invisibile, un cigolio sinistro l'accompagnava. Le altre danzavano alla luce di alcuni lumi ad olio posti intorno al masso racchiuse in un alone irreale agitando le pesanti vesti scure e intonando misteriose cantilene. I loro volti erano celati da scialli lunghissimi, tutto intorno l'oscurità regnava inpenetrabile.

Pareva che il paese stesso fosse scomparso per lasciare il posto ad un universo magico  e sconosciuto, ingoiato dalla notte e dalle sue diaboliche creature: LE STREGHE DI BORGONE !!

Ma in quella piega della notte, in quella oscurità erano intrappolati il nostro dottor Patonio e l'arrotino, e non osavano muovere neppure un dito nella speranza di non essere scorti, auspicando ad ogni battito di ciglia di non rivedere ciò che puntualmente vedevano.  D'un tratto le quattro streghe si fermarono all'unisono, come se le loro menti avessero percepito la presenza dei due malcapitati spettatori, ed infatti si rivolsero proprio verso di loro, che vistisi scoperti si diedero ad una fuga precipitosa. Il terrore mise loro le ali ai piedi, un coro di risate acute e perfide li inseguiva e a nessuno dei due venne in mente di voltare lo sguardo indietro!

Percorsero parecchie centinaia di metri prima di riprendere fiato, ma non si sentirono al sicuro finchè dietro alle loro spalle non si chiuse l'uscio pesante della locanda di Vanzone! Il locandiere era un omone rude, l'aria assonnata e la veste da notte gli conferivano un aspetto buffo. Con il lume in mano attendeva innanzi a loro una spiegazione per quel brusco risveglio in piena notte, e cercarono di accontentarlo. Accavallandosi nel parlare descrissero con enfasi l'evento magico a cui miracolosamente erano scampati, Patonio disse che in tanti anni che girava il mondo non si era mai spaventato tanto.  Il locandiere sebbene ancora visibilmente irritato, decise di tornarsene a letto dicendo: va bè restate per questa notte, ma la prossima volta andateci piano con la grappa, e mi meraviglio di lei signor dottore.

 

 

 

 

 

da " Favolando " di R.Baiardi

 
 

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